omaggio ad Aldo Mondino

 

Era un artista poliedrico Aldo Mondino, un artista che non ha mai avuto paura di andare controcorrente, anzi lo faceva per scelta.

La sua vena creativa, supportata da una vasta cultura, lo portava a sperimentare continuamente, a reinventare le correnti che lo avevano ispirato, a ironizzare sugli artisti da cui aveva voluto distinguersi, a provocare per sentirsi libero.

È morto lo scorso 10 marzo in quella Torino in cui era nato 67 anni fa. Un infarto l'ha strappato alla sua vitalità, alla sua voglia di vivere e rimettersi continuamente in gioco.

Mondino era uno degli artisti italiani più eclettici e apprezzati all'estero. È stato uno dei protagonisti del palcoscenico culturale ed artistico emerso nel capoluogo piemontese negli anni Sessanta. Su di lui è stato scritto molto a proposito del suo internazionalismo culturale, della sua insaziabile curiosità, sulla ricerca continua della propria interiorità nelle opere da lui ideate.
Ancora di più si è detto e discusso sugli strumenti formali di cui si serviva per esprimere il suo genio creativo; innumerevoli, eppure sempre legati, in qualche modo, alla realtà quotidiana che ciascuno può sperimentare. Nelle sue creazioni si scoprono continuamente rapporti sottili, significati velati che una fantasia inesauribile ha predisposto come tasselli di piani che si mostrano allo spettatore nella loro piena organicità.

Era un artista dal linguaggio elegante e raffinato. Gli inizi della sua formazione sono parigini: Aldo Mondino si trasferisce nella capitale francese nel 1959, allievo all'Ecole du Louvre; frequenta per due anni l'atelier di William Heyter e studia mosaico con Severini. Qui respira gli echi della corrente dadaista e ha modo di incontrare giovani pittori surrealisti. Questa esperienza influenzerà palesemente le prime opere ludiche. Al suo rientro in Italia, qualche anno dopo, fondamentale è l'incontro con Gian Enzo Sperone, direttore della galleria il Punto e uno dei più importanti galleristi italiani al quale segnala, in anticipo sulla cultura artistica italiana di quel tempo, l'importanza della Pop Art. Presso di lui, Mondino allestisce la sua prima mostra personale. L'artista torinese interpreta a modo suo la cultura pop, ma lavora anche in stretta sintonia con i poveristi, esponendo,in alcune occasioni, nelle stesse gallerie. A metà degli anni Sessanta rappresenta a Roma "Mamma, Agnelli e Porcòdio", che viene sequestrato, mentre il pittore viene condannato a pagare una multa per blasfemia. Del resto la sua vena ludica e la sua ironica concettualità sono ben delineate fin dall'inizio, tanto che, per provocare il perbenismo borghese di quegli anni, si fa gioco del mito di Casorati, con quadri raffiguranti le figure lineari tipiche del maestro, bianche pronte per essere colorate dal pubblico come gli album per i bambini.

Due delle sue opere di ispirazione poverista, benché sui generis, mostrano come Mondino fin dall'inizio si compiaccia di giocare con l'identità dei materiali e degli oggetti strappati alla realtà di tutti i giorni dallo zucchero al cioccolato, dai tappeti al pesce, dai giochi alle selle da cavallo: si tratta della rappresentazione di "una gara di nuoto" di aringhe affumicate e di una sorta di torrione, composto da centinaia di barre di torrone d'Alba.

Nel 1970 crea dei fantocci che gli assomigliano, i "King", e li raffigura ad intervalli regolari di tempo: vuole rappresentare i cambiamenti suo stato d'animo allo scorrere del tempo. A metà degli anni Settanta ritorna a dedicarsi più assiduamente alla pittura, reinventando a suo piacere grandi correnti come il cubismo o l'espressionismo.

Poi, dopo il 1985 inizia il ciclo legato ai viaggi: Marocco, Turchia, India e l'oriente in generale, con un occhio di riguardo nei confronti della Spagna con i suoi tori e toreri.

Nei quadri di tema orientaleggiante, Mondino rende protagonisti personaggi della vita araba, ma anche rabbini, ortodossi, sultani turchi e danze di Dervisci, senza tralasciare personaggi più comuni come i mercanti dei bazar.

Negli ultimi anni, però, si esprime anche in quella che è una delle sue più grandi aspirazioni, la scultura, realizzando, ad esempio, una gettata in bronzo dal titolo "La mamma di Boccioni", dove il seno della donna è costituito da due grosse bocce. La sua insaziabile curiosità lo porta poi ad avvicinarsi al bricolage e alla ceramica, che interpreta anche come elemento di decoro di quadri.

Nico Orengo ha definito sulle pagine de La Stampa Aldo Mondino come "il dandy fra i pittori della sua generazione". Si interessava alle macchine veloci, alle stoffe e ai sarti, amava le donne e i liquori. La sua voglia di conoscere sempre qualcosa di nuovo lo spingeva a viaggiare molto. Quando non era in giro per il mondo, però, si rifugiava, a Casazze, vicino ad Altavilla in Monferrato, dove da anni aveva una casa e un ampio atelier: qui intratteneva i sempre numerosi ospiti, tra cui molti giovani artisti e lavorava: studiava, interpretava, creava, sempre con lo stesso entusiasmo, anche negli ultimi tempi, dopo che alcune operazioni ai polmoni e al cuore lo avevano costretto a rallentare i suoi ritmi.

omaggio ad Aldo Mondinoultima modifica: 2005-09-21T15:24:20+02:00da marrella
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