L’analisi

Davanti a tante opere d’arte delle avanguardie del Novecento gli spettatori spesso non capiscono ma si adeguano. O meglio si fidano della fama dell’artista, dei giudizi dei critici e del fatto che gli oggetti acquistano dignità estetica perché esposti in un museo. Una delle provocazioni più dure da digerire, fin dal 1917, è La fontana, più nota come L’orinatoio, in cui Marcel Duchamp volle dimostrare che semplici oggetti del quotidiano, anche i più infimi, possono essere trasformati in opere d’arte per un atto di volontà dell’artista. C’è chi capisce la provocazione, ma lo scettico, non riuscendo a convincersi che un orinatoio possa avere la stessa valenza della Venere di Milo, storce il muso, si sente preso in giro e volta le spalle indignato. Anche se lo sfiora un impulso iconoclasta, tuttavia si astiene da atti di violenza. Qualche volta però l’incomprensione deborda nell’odio, puro e implacabile. Come nel signore di 77 anni che ha preso a martellate L’orinatoio esposto al Centro Pompidou a Parigi in una mostra sul Dada. E’ stato bloccato senza riuscire a concludere la sua missione. Ha fallito per la seconda volta. La prima era stata a Nimes al Carrè d’art. La ceramica bianca del 1917 ha resistito ai due assalti. Certo che cessi così non ne fabbricano più.

L’analisiultima modifica: 2006-01-06T15:10:40+01:00da marrella
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