RENÉ MAGRITTE L’impero delle luci

 
A COMO
DAL 25 MARZO AL 16 LUGLIO 2006

A Villa Olmo, ottanta opere (sessanta dipinti a olio e venti tra disegni e carte colorate) del genio surrealista belga.

Quaranta lavori provengono dai Musées Royaux des Beaux Arts del Belgio, che conservano la collezione pubblica più importante al mondo di opere di Magritte, e che saranno visibili in Italia per l'ultima volta, prima della loro definitiva collocazione nel Museo Magritte di Bruxelles, nell'aprile 2007.

Dopo la mostra del 2004 Joan Miró. Alchimista del segno che ha riscosso l'interesse di 76.000 visitatori, e l'evento Picasso. La seduzione del classico del 2005, che ha portato sulle rive del Lario oltre 77.000 persone, il Comune di Como propone per la primavera una nuova grande iniziativa.

Dal 25 marzo al 16 luglio 2006, infatti, nelle sale della settecentesca Villa Olmo si terrà la mostra «RENÉ MAGRITTE. L'impero delle luci», organizzata dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Como in collaborazione con la Fondation Magritte di Bruxelles e i Musées Royaux des Beaux Arts del Belgio, con il contributo di Poste Italiane, Vodafone, Bayer, Fondazione Corriere della Sera. Il coordinamento organizzativo è affidato a CSU.

La rassegna, curata da Michel Draguet, direttore generale dei Musées Royaux des Beaux Arts del Belgio, e Maria Lluïsa Borràs, raccoglierà sessanta dipinti a olio e venti tra disegni e lettere illustrate realizzati dal genio surrealista tra il 1925 e il 1967, quaranta dei quali provenienti dai Musées Royaux des Beaux Arts del Belgio, che conservano la collezione pubblica più importante al mondo di opere di Magritte, e che saranno visibili in Italia per l'ultima volta, prima della loro definitiva collocazione nel Museo Magritte di Bruxelles, nell'aprile 2007.
Secondo Charly Herscovici, Presidente della Fondation René Magritte, la mostra di Villa Olmo rappresenterà "un evento nella storia delle esposizioni surrealiste in Italia".

Come evidenzia l'Assessore alla Cultura del Comune di Como, Sergio Gaddi, che ha fortemente voluto l'evento seguendolo personalmente in ogni dettaglio, "Magritte a Como è un ‘progetto culturale integrato', aperto alla letteratura, alla poesia, al teatro. Negli ultimi 25 anni è stato possibile vedere il maestro del surrealismo in Italia solo due volte. La grande mostra di Como è il frutto di relazioni strettissime con la comunità scientifica internazionale. La cultura, sulla quale stiamo puntando con decisione, è l'identità stessa del nostro Paese oltre che il motore della nuova economia urbana".

L'esposizione, che presenterà alcune delle opere più conosciute del maestro belga, come L'impero delle Luci, La buona fede o La fata ignorante, muove i propri passi dall'asserto magrittiano, secondo cui "La pittura è soltanto un mezzo che mi permette di portare alla luce un pensiero grazie all'utilizzo di elementi presi al mondo visibile".
Magritte, infatti, riteneva, come Leonardo, che la pittura fosse una ‘cosa mentale', una proposta di riflessione o un'idea che deve prendere forma attraverso di essa, mantenendosi entro i limiti della riproduzione del mondo visibile. Ciò che rende diversa la sua pittura è la rappresentazione circoscritta ad ambienti quotidiani, riprodotti con la massima fedeltà, con lo scopo di provocare una riflessione che metta in discussione ciò che si dà per scontato. Inoltre pretende, in questo modo, di rendere visibile la poesia e di trasformare il mondo comune in un universo poetico.
Nella sua iconografia, seppur molto varia ed ampia, è facile riscontrare tali "cose visibili": i nuvolosi cieli del nord – che fecero coniare a Max Ernst il motto "Fa un tempo Magritte" – il mare e l'aperta campagna; gli alberi e il bosco, i notturni, i sobborghi; un certo stereotipo di borghesia dell'epoca, belle e languide dame e l'uomo vestito di nero con bombetta; uccelli e colombi; fiori e oggetti comuni come case, sonagli, balconi, sfere, mele.

Il punto di partenza del percorso espositivo, giostrato su un doppio binario cronologico e tematico, è rappresentato da Lo scudiere, opera che può essere considerata come un "Magritte prima di Magritte", nella quale si accosta al naturalismo una costruzione cubista.

La sua produzione è spesso intrisa di mistero. Come lui stesso ricordava, "Io mi sforzo di non dipingere se non immagini che evochino il mistero del mondo. Perché ciò sia possibile, devo cessare d'identificarmi con idee, sentimenti, sensazioni".
In Personaggio che medita sulla follia del 1928, nonostante l'opera sia composta da elementi banali, trasmette una sensazione di attesa angosciata di qualcosa che incombe. Angoscia che gli proveniva a volte dai ricordi tragici della propria esistenza, come la rievocazione del suicidio della madre, che nel 1912 fu trovata annegata in un fiume con la testa avvolta nella camicia da notte. A seguito di questo tragico avvenimento, dipinge la forma di una testa coperta con un drappo bianco o lo stesso soggetto nascosto da una sorta di lenzuolo.

Nel suo processo di assimilazione delle tematiche surrealiste, Magritte si avvicina, nel 1927, alla tecnica del collage, fortemente utilizzata da Max Ernst che rappresentava un "incontro fortuito di due realtà incompatibili, su un piano estraneo ad entrambi". Allo stesso modo, Magritte affianca in pittura, immagini estratte dal quotidiano inserite in realtà contraddittorie o realtà apparenti, come nel Ritratto di Paul Nougé, o nel Matrimonio di mezzanotte, o ancora nel Supplizio della vestale, o nel Giocatore segreto.
Sono delle opere che giocano con il concetto surrealista della ‘metamorfosi', in cui alcuni oggetti si trasformano in altri, come nell'Incendio, nell'Isola del Tesoro in cui le foglie degli albero che si tramutano in uccelli, o nel Sapore delle lacrime dove da un albero non nasce un fiore, ma un uccello con le nervature del corpo in forma di foglia.

Altro importante settore della mostra di Villa Olmo sarà riservato alla serie di lavori sul linguaggio che manifesta le sue riflessioni circa le diversità esistenti tra il linguaggio plastico e quello scritto. Appartengono a questa sezione opere come La chiave dei sogni, una composizione divisa in quattro scomparti occupati da una borsa, un coltello, una foglia e una spugna, con le relative didascalie, La lettura proibita o la Voce dell'assoluto.

L'esposizione comasca darà poi conto anche di un nucleo di lavori appartenenti al cosiddetto periodo Vache, di tendenze fauviste, realizzati durante la seconda guerra mondiale, caratterizzati da colori accesi e la cui tecnica ricorda il modo di dipingere di Renoir. Sono tele nate in reazione all'occupazione nazista che, secondo le parole dello stesso Magritte, "ha segnato una svolta nella mia arte… Vivo in un mondo estremamente sgradevole e la mia opera vuole essere una controffensiva".

Inoltre, saranno esposti dei disegni preparatori e una piccola sezione dedicata alle fotografie. Tra il 1928 e il 1955 Magritte scatta circa un centinaio di fotografie di vita privata. Sebbene non si possa ritenere che Magritte considerasse quelle fotografie alla stregua di quadri, tuttavia alcune meritano di essere prese in considerazione: le fotografie dei volti di alcuni amici dietro una maschera o quella del viso di Georgette sovrapposto al suo, oscurandolo, rivelano una delle inquietudini del pittore circa il visibile e l'invisibile.

Il catalogo sarà pubblicato da Ludion.

RENÉ MAGRITTE L’impero delle luciultima modifica: 2006-03-02T21:28:00+01:00da marrella
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4 pensieri su “RENÉ MAGRITTE L’impero delle luci

  1. Meraviglioso Magritte, in assoluto il mio preferito. Troppo lontana da casa mia questa mostra, peccato. Solo un suo quadro ho avuto la fortuna di vedere in un museo, al MoMa di N.Y., ed era proprio L’impero delle luci: è ancora davanti ai miei occhi. Buona serata.

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